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Sul redditometro, salta il decreto attuativo ma resta la norma primaria


news del 03/07/2018

 

Viene abrogato il DM che conteneva l’imputazione induttiva del reddito sulla base degli indici ministeriali, di rado utilizzato dagli uffici

Il “decreto dignità”, che ieri sera è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, dovrebbe porre in soffitta quello che, viste le dichiarazioni da tempo effettuate da diversi esponenti politici, alcuni si aspettavano: l’abrogazione del redditometro intesa come venir meno della possibilità di accertare sinteticamente il reddito complessivo delle persone fisiche.

Infatti, da un lato, verrebbe abrogato (con effetto dall’anno di imposta 2016), il decreto del 16 settembre 2015, attuativo del “nuovo” redditometro; dall’altro, non sarebbe affatto abrogato un solo comma dell’art. 38 del DPR 600/73.
Quale “garanzia” per i contribuenti, viene affermato che i prossimi decreti attuativi del redditometro dovranno essere approvati “sentiti l’ISTAT e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di spesa ed alla propensione al risparmio dei contribuenti”.
Poi, proprio per scongiurare il rischio di una perdita di gettito anche solo potenziale, si afferma che, in ogni caso, l’articolo non opera per gli inviti a comparire e per gli altri atti ex art. 38 comma 7 del DPR 600/73, per gli anni sino al 2015.

Insomma, l’accertamento sintetico, sotto il duplice volto del redditometro e della spesa patrimoniale, rimane eccome, ciò che sparisce è il decreto attuativo, che conteneva l’imputazione induttiva del reddito sulla base degli indici ministeriali, applicato comunque di rado.
La modifica del comma quinto, ove si prevede la necessità di sentire l’ISTAT, oltre che le associazioni dei consumatori, lascia presagire che non verrà abbandonato il metodo di imputazione statistica delle spese.
Detto diversamente, sino all’anno 2015 (in scadenza al 31 dicembre 2020), continua ad operare il presente redditometro, poi ce ne sarà uno nuovo, che avrà come base normativa sempre il solito art. 38 del DPR 600/73.

Come potranno essere i nuovi decreti attuativi del redditometro?


Considerato che il decreto, abrogato dalla riforma oggi in commento, veniva di rado utilizzato, presumibilmente in quanto assai “meno redditizio” rispetto ai pregressi decreti del 1992, viene difficile ipotizzare che sarà particolarmente garantista nei confronti del contribuente.
Se, come più volte si è detto, l’obiettivo è quello di “invertire l’onere della prova” dal contribuente al Fisco, il primo passo sembra lasci a desiderare.

Inviti a comparire intoccabili

Non a caso, si legittima espressamente il permanere di uno strumento di determinazione del reddito presuntivo per definizione. Di certo può essere accettato, anche con prova a carico del contribuente, senza però nessun tipo di preclusione ai sensi dell’art. 32 comma 4 del DPR 600/73, l’accertamento sulla spesa patrimoniale.

Se un contribuente dichiara un reddito di 10.000 euro e, in quello stesso anno, acquista una casa per 200.000 euro, deve dare spiegazioni.
Ma se quello stesso contribuente dichiara 10.000 euro senza effettuare alcun acquisto rilevante, alcuna imputazione statistica di spese può essere accettata, se davvero si vuole limitare il ricorso a metodi presuntivi di reddito o se si intende “invertire l’onere della prova”.

 

[Fonte Eutekne]


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