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8 marzo, solo 1 impresa su 5 è guidata da una donna


news del 08/03/2019

 

Le imprenditrici sono ancora troppo poche nel mondo. In Italia solo il 20%. E nelle giovani società non va meglio. Per colmare il gender gap servono più competenze digitali e politiche sociali più efficaci. Qui tutti i numeri e i nomi dell’imprenditoria femminile

 

Donne e imprenditoria, c’è ancora molto da fare. La forza lavoro mondiale è composta più da uomini che da donne e le lavoratrici, a parità di mansioni,  guadagnano meno dei lavoratori. Quanto alle donne che fanno impresa, paradossalmente in Europa e in Nordamerica la situazione è peggiore che in Asia, dove in alcuni Paesi le imprenditrici sono più numerose degli imprenditori. L’Italia è in linea con il resto dell’Occidente: soltanto un’attività imprenditoriale su cinque è guidata da una donna. Nelle startup, a livello mondiale, la situazione non è diversa: negli Stati Uniti, terra di innovazione per eccellenza, il 71% non ha donne nel board e il 57% non ne ha nella cosiddetta C-Suite, le posizioni di vertice. Va meglio, invece, in Cina e Gran Bretagna.

In Italia la presenza femminile nelle giovani società innovative è addirittura più ridotta che nelle aziende. Eppure alcune ricerche internazionali rivelano che le startup fondate anche da donne hanno maggiore probabilità di ricevere investimenti rispetto a quelle costituite da soli uomini. E altri studi sostengono che le donne sono più adatte a individuare i bisogni del mercato e a coglierne le opportunità. “Mancano però i role model al femminile”, osserva Claudia Pingue, generale manager del PoliHub, l’incubatore gestito dalla Fondazione Politecnico di Milano. “Storie di donne proposte come campionesse dell’imprenditoria in grado di stimolare e supportare l’azione di altre donne”.

Che cosa si può fare allora per promuovere l’imprenditoria femminile? Si può, per esempio, intervenire sulla formazione, incoraggiando bambine e ragazze ad acquisire le STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), conoscenze e competenze in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, in modo da riuscire a superare gli stereotipi di genere. Ma anche pensare a normative destinate ad agevolare l’imprenditoria femminile in Italia. Ecco, intanto, un quadro generale della situazione, con dati internazionali e nazionali, progetti, associazioni, classifiche. Più alcuni nomi di donne imprenditrici che possono essere di ispirazione per le giovani generazioni.

 

Donne e imprenditoria nel mondo

Nell’imprenditoria l’uguaglianza di genere è ancora una chimera, eppure Asia e Africa stanno facendo meglio dell’Europa: è quanto emerge dai dati del Global Entrepreneurship Monitor (GEM) 2018/2019. Sulle 49 economie mondiali prese in esame dalla ricerca, soltanto sei mostrano un eguale tasso di Tea (Total Early-Stage Entrepreneurial Activity) tra uomini e donne: due sono in Asia (Indonesia e Thailandia), una in America Latina (Panama) e tre in Medio Oriente e Africa (Qatar, Madagascar e Angola). Invece, sempre secondo GEM, in Europa e Nord America ci sono diverse economie in cui ancora esiste disparità di genere. In 6 Paesi europei le donne che avviano imprese sono meno della metà degli uomini: Slovenia, Grecia, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Turchia. Come si vede dal grafico sottostante anche in Italia le donne che iniziano l’attività imprenditoriale sono meno numerose degli uomini.

 

Imprenditoria femminile in Italia

In Italia, a fine 2017, erano un milione e 331mila le attività produttive a conduzione femminile, il 21,86% del totale delle imprese, come attestano i dati dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamerediffusi a marzo 2018. In pratica soltanto un’attività su cinque è guidata da una donna. Tuttavia, rispetto al 2016, sono state iscritte al Registro delle Camere di commercio quasi 10mila imprese femminili in più, e quasi 30mila in più rispetto al 2014.

Le società di capitali condotte da donne, infatti, sono aumentate di quasi il 17% nel 2017 rispetto a tre anni prima. Invece le società di persone e le imprese individuali – che restano, comunque, la forma giuridica più diffusa nell’universo imprenditoriale femminile – si stanno progressivamente riducendo. Le donne imprenditrici sono aumentate in 14 regioni su 20, in particolare in Sicilia, Lazio, Campania e Lombardia. Quasi la metà del saldo complessivo si deve all’aumento delle imprese femminili attive nel settore turistico e nelle altre attività dei servizi, soprattutto servizi alla persona.

Donne e Startup

Secondo il rapporto di InfoCamere sulle startup innovative in Italia relativo al quarto trimestre 2018, pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico (Mise) a gennaio 2019, la leadership femminile stenta ad affermarsi in queste giovani imprese ancor più che nelle aziende consolidate. Su 9.758 startup contate, quelle con prevalenza femminile – ossia in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne – risultano essere 1.300, il 13,3% del totale. È un’incidenza nettamente inferiore rispetto al 22,2% osservato prendendo in esame l’universo delle neo-società di capitali. Le startup innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 4.210, il 43,1% del totale: una quota anch’essa inferiore, seppur in minor misura, a quella delle altre nuove società di capitali (47,7%). Insomma le statistiche sembrano indicare che, ad oggi, le startup non sono un “affare per donne”. Eppure alcuni studi dimostrano la correlazione positiva delle performance aziendali con leadership femminile sia nelle startup sia nelle aziende tradizionali.

 

[ Fonte:economyup]

 


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